Il materiale inautentico è solo una versione leggermente pulita rispetto al parlato naturale o è proprio un'altra cosa?

Stefano Urbani

Mio obiettivo era quello di mettere a confronto due differenti tipi di regi­strazioni, proposte entrambe, dai manuali in cui rispettivamente compaiono, co­me materiale di ascolto da usare in classi di italiano L2, di rilevarne le diverse caratteristiche e di individuare se una delle due, e quale, sia maggiormente con­facente agli scopi didattici dichiarati.

Per iniziare, ho sottoposto ai partecipanti al seminario il brano registrato di cui riporto qui di seguito la trascrizione[1].

A. Allora. stasera dove andiamo?

B. Mah, non so. Tu, Francesca, hai qualche idea?

C. Al Corso danno l'ultimo film di Fellini. La critica ne ha parlato bene.

A. Maria però l'ha già visto e non Le è piaciuto molto. Dice che non è più il Fellini di una volta.

C. Maria di cinema non ne capisce niente, anche se si dà arie da intellettuale.

B. Ma dobbiamo proprio andare al cinema, stasera?

A.   Ah! Al Maschio Angioino ci sarebbe una compagnia che fa teatro sperimentale.

C. E per i biglietti?

A. Non preoccupatevi: conosco io qualcuno.

A questo punto ho assegnato ai partecipanti un compito: fare uno schema della sequenza degli atti comunicativi preminenti contenuti nel dialogo. L'esito è stato il seguente:

Il dialogo è pertanto caratterizzabile come una trattativa attivata da un espli­cito invito ad arrivare ad una decisione comune su un dato argomento.

Nuovo compito per i partecipanti: costruire un dialogo tra due interlocutori servendosi dello schema estratto dal dialogo precedente (con adattamento quin­di da tre parlanti a due) e partendo dalla battuta Decidiamo se darci del tu o del lei.

Riproduco qui un campione scelto a caso tra quelli forniti dai presenti, tutti peraltro, pur nelle specifiche diversità, ben svolti e fedeli allo schema modello.

A. Decidiamo se darci del tu o del lei.

B. Mah. Pensiamoci un attimo.

A. Per me va benissimo darci del tu, visto che dobbiamo lavorare insieme.

B. Io preferirei di no. Il direttore giudica imbarazzante nei rapporti di lavoro mescolare la sfera confidenziale con quella formale.

A. Ma il direttore è rimasto fermo a trent'anni fa.

B. Allora facciamo così: in sua presenza ci diamo del lei e in sua assenza del tu. A. E se viene fuori un tu in sua presenza?

A. Non ti preoccupare, è quasi sordo.

Ho fatto quindi ascoltare il brano di un dialogo registrato effettivamente in­tercorso tra due nativi, brano avente spontaneo inizio con la battuta indicata ai partecipanti[2]. Eccone la trascrizione:

 

A. Decidiamo se darci del tu o del lei.

 

B. Come vuole.

 

A. È sempre un mio problema.

 

B. È sempre un suo problema. Guardi,               A. Se io

005

    le dirò che io sono un timido eee...l'approccio col prossimo

 

    proprio sempre, mi è sempre un pachino difficoltoso. Tanto per

 

    dire insomma, in un ambiente dove si lavora, fra colleghi ci si

 

    dà di solito del tu, eeeh, vero? Io lavoro dal 1966

 

    all'Enciclopedia Italiana, all'Istituto dell'Enciclopedia

014

    Italiana, cosiddetta Treccani, e c'è una persona... Ecco, però

 

    bisogna che dica che questa persona è del tutto particolare,

 

    direi che è un po' fuori dalla norma comune e che non mette a

 

    proprio agio il prossimo per certe cose,

 

    persona                                            A. È anticonvenzionale

015

    delicatissima, ma appunto perché la si sente anche forse troppo

 

    delicata, uno non non non la accosta con quella distensione che

 

    di solito si ha. Ebbene, dal '66 io ancora quella persona, con

 

    la quale lavoro a fianco tutti i giorni, insomma, in un tavolo

 

    accanto, e ci diamo ancora del lei. Tanto che un amico comune è

020

    entrato un giorno, "Ma—dice—come? Voi vi date ancora del

 

    lei?!". "Eh, ma—dico—ecch infa... eeeh—dico—io

 

    gnz. . . ", insomma cosa dovevo dire, dico "Si, ma ins. . . ". E

 

    quell'altro dice "Va bene così,—dice—abbiamo cominciato

 

    così". A scuola per esempio ci sono dei... si, anche lì,

025

    colleghi, ci sono di quelli che entrano in sala dei professori,

 

    non so se lei..., me lo dirà dopo se ha (ride) bazzicato o no

 

    mai le scuole, no? dove... dove ci s'incontra quei cinque

 

    minuti dieci minuti che precedono la lezione fra una lezione e

 

    l'altra. Ebbene, ci son quelli che entrano la prima volta, danno

030

    subito del tu, indipendentemente anche dall'e dall'età.

 

A.

 

B. Ecco, adesso c'è anche un fatto. Che io, essendo vecchio, ho

 

    ho ho ho alcune volte paura, dando del lei, di di di di fare

 

    pesare, non so, il fatto che sono vecchio, insomma, e di di di

035

    imporre un lei o per, così, p p p. non dico per darmi delle

 

    arie, ma insomma anche per il fatto che sono vecchio. Quindi eee

 

    alcune volte proprio devo dire "Oh, guardi, guarda

 

    guardi, anzi diamoci del tu da da da questo momento, perché non

 

    vorrei appunto che si pensasse che io. . . " (ride) Lei cosa

040

    preferisce?

 

A. Ma e aa me succede che scatta un mecca un meccanismo

 

    per cui mi ritrovo a dare del tu o a dare del lei

 

    Però non è un meccanismo                           B. Ecco be', ma è buo..

 

    diciamo

045

B. È buono questo meccanismo.

 

A. totale, nel senso che io poi do sempre del lei o do sempre

 

    del tu. Succede che magari in un dato momento mi ricompare il

 

    lei, improvvisamente, così,

 

    si pianta lì e io non riesco più                                     B. Sì. Sì. Sì. Sì.

050

    a parlare con la persona dandogli del tu. Però, se l'altra

 

    persona me lo fa notare, io persevero magari nell'errore fra

 

    il tu e il lei. Se non me lo fa notare, è capace che io supero,

 

    così, quell'impatto e magari do del Dei, del tu o del lei.

 

B. Sì, però le viene le viene da dentro, le viene fatto insomma

055

    da dentro, non è una cos        una cosa          A. Sì, ma s

 

                                                                          è un meccanismo

 

    formale, eh, evidentemente è qualcosa              Sì, è un meccanismo

 

    di sentito. di meccanismo i... interno.

 

A. Sì, mi s... perché poi mi scatta indipendentemente dall'età

060

    della persona, indipendentemente da certi fattori che sono

 

    normali

 

B. Hm, hm.

 

A. per cui scatterebbe un lei o un tu.

 

B. Sì, sì.

065

A. Cioè mi scatta con una persona giovane, il lei,

 

    improvvisamente senza acc...                                    B. Ecco.

 

    È un meccanismo di allontanamento,

 

    di... tentativo di estraneare l'altra                    B. Di allontanamento.

 

    persona.

070

B. Si, di estraneamare. Sì

 

    ha detto bene. Tanto è vero che,                    A. È probabile.

 

    guardi, io adesso, appunto, mi riferisco ancora alla scuola, che

 

    è un... a... almeno per metà l'ambiente in cui io mi muovo, in

 

    cui bipartisco la mia giornata, ai ragazzi io la prima volta che

075

    entro, quando ho una classe nuova,

 

    insomma, io ho giovani che vanno da              A. Sì. Sì.

 

    dai sedici e mezzo ai diciannove,

 

    insomma, vero, cioè gli ultimi tre                    A. Si.

 

    anni, eee dico "Che cosa preferite? Io m…mm…m…mi

080

    comporto come voi dite". E loro naturalmente all'unanimità

 

    proprio tutti dice "il tu". E... dico "Bene"guardate, è quello

 

    che io proprio volevo, perché io ho sempre fatto così, insomma

 

    ho sempre dato del tu, insomma, a voi perché vi sento più

 

    vicini. Hm. . . insomma ci vediamo, se non tutti i giorni, quasi

085

    tutti i giorni. Se io vi dicessi del lei, mi sembrerebbe di

 

    trattare, non so, dico, s... a a a te—dico a 'na ragazza—

 

    da da da addirittura ti vedo per tre anni, ti dò del lei, mi

 

    sembra, non so, di trattare coll'impiegata delle poste che mi fa

 

    il conto corrente, colla... colla barista, insomma, co... con

090

    la cassiera del bar, ecco. Ne ho quest'impressione proprio di

 

    allontanamento. Solo che... ecco, voi giovani,

 

    l'approccio fra voi giovani è molto più naturale di quello che

 

    non fosse un tempo.

 

A. Sì.

095

B. Almeno insomma di quando ero giovane io, forse, insomma.

 

    Adesso non dico che... che non ci davamo, non so, del voi, come

 

    Proust eeeh... dava alla sua amica Gilberte, non dico questo,

 

    insomma, che non ci dessimo del lei. Però ogni i giovani, eh eh

 

    eh più istintivamente, ap...                 A. Hanno un approccio

100

                                                               più immediato.

 

    più, un approccio più immediato. Però sono contento se lei per

 

    esempio adesso mi dà del tu, anzi, mi inorgoglisce, vuol dire

 

    che non mi sente così distante e così vecchio.

 

A. No, in effetti no. L'impressione… no, non è asso… nel mio

105

    caso, mmm, diciamo, il meccanismo di dare del lei o del tu non è

 

    assolutamente legato all'età.

 

B. Ah no?

 

A. Mentre vedo che per lei è importante

 

B. Eh be' io… ah, per me è più                                      A. questo

110

    facile. Sì, è facile adesso darle del lei a..., sa perché?

 

    perché la vedo un pochino come una dell'e mie ragazze,

 

    insomma.                                                                 A. Sì.

 

    Cioè il fatto che sia,giovane mi mi mi mi, così mi mette più,

 

    forse, a mio agio e mi… me lo rende più facile,

115

    insomma.                                                                 A. Ma c'è anche...

 

    Lei non lo sen...? Ah no? Come mai...?

 

A. No, non lo sento assolutamente,

 

    non lo sento un problema di età.                                B. Bene! Questo mi fa

 

                                                                                     piacere. Io anzi

120

                                                                                       tutto contento, mi

 

                                                                                      frego le mani

 

A. No no, eeeh, anzi al contrario                                        dalla,gioia. Io forse

 

    non la sento né distante come età                                  non mi sento poi

 

    né distante come persona                                             così. . .

125

B. Bene.

 

A. La sento molto viva.

 

B. Bene.

 

A. Però vede che gli sto dando del lei.

 

B. Sì sì sì. Ah già, mi dà, mi sta d...

130

A. Dovrei dare del tu.

 

B. Be', al..., comunque... Comu...                                  A. Facciamo un...

 

    Facciamo. . .                                                                come capita.

 

    Sì sì. Se viene un misto, se viene

 

    un melange, va bene lo stesso.

 

Ricapitolando: il secondo dei due brani riportati è la trascrizione di un parla­to spontaneo, nella cui realizzazione due parlanti hanno interagito come meglio credevano, senza ricevere alcuna prescrizione relativa all'argomento, al compor­tamento linguistico e non, al che cosa fare, ecc. Il primo dei due brani è invece manifestamente un dialogo scritto a tavolino e successivamente registrato da di­citori. Definiamo pertanto il primo brano come inautentico e il secondo brano come autentico.

Muovendo dalla premessa generale—che verrà ripresa e più accuratamente analizzata in seguito—che è decisamente più opportuno mettere a contatto gli studenti con la lingua autentica, passiamo ora a considerare più da vicino alcune delle principali differenze tipologiche tra i due testi esaminati, che indicheremo rispettivamente con TI (inautentico) e TA (autentico). In questa rapida rassegna tralasceremo esempi e osservazioni riguardanti la fonologia, che sarebbero di gran­de interesse, ma che il lettore non potrebbe personalmente verificare non dispo­nendo dell'originale audio.

1. Innanzitutto, TI differisce nettamente da TA riguardo a quella che possiamo chiamare pianificazione soggettiva del discorso. Cioè in TI ciascuno dei parlanti si comporta innaturalmente come se il rapporto tra pensiero e linguaggio fosse del tipo "prima penso chiaramente a tutto ciò che voglio dire con la mia battu­ta, poi costruisco mentalmente una sequenza di enunciati che manifestano lin­guisticamente tale pensiero, e solo a questo punto inizio a parlare ed esprimo a voce alta tale sequenza". Tale processo dà luogo, come in effetti accade in TI, ad una strutturazione idealizzata di tipo sia morfosintattico, sia lessicale, sia fo­nologico.

Ma in realtà le cose non stanno così. E infatti in TA assistiamo ad una ab­bondante varietà di fenomeni come ad esempio i seguenti:

a) righe 017‑019: Ebbene, dal '66 io ancora quella persona, con la quale lavoro a fianco tutti i giorni, insomma, in un tavolo accanto, e ci diamo ancora del lei. Anacoluto (incongruenza di nessi sintattici).

b) righe 024‑025 :A scuola per esempio ci sono dei. . . sì, anche di, colleghi. Frapposizio­ne di un inciso tra determinante (dei) e sostantivo (colleghi).

c) riga 070: estraneamare. Estraneam[ento] + [Estrane]are.

d) riga 085: Se io vi dicessi del lei. Locuzione impropria.

e) righe 085‑089: mi sembrerebbe di trattare, non so, dico, s... a a a te—dico a 'na ragazza—do do do addirittura ti vedo per tre anni, ti do del lei, mi sembra, non so, di trattare coll'impiegata delle poste che mi fa il conto corrente. No comment.

f) riga 086: dico a 'na ragazza. Inserzione di un dialettalismo incongruo con il registro usato dal parlante.

2. Inoltre in TI si riscontra una pianificazione dell'interazione linguistica tra i parlanti ben diversa che in TA e lontana dalla naturalezza: in TI vi è una estrema disciplina interattiva che determina p.es. rispetto del turno, assenza di sovrap­posizioni, interventi brevi ecc., benché si tratti di una situazione comunicativa che si svolge tra amici e che ha come oggetto una trattativa.

Si consideri, per contro, TA. Nella trascrizione riportata sopra sono sottolineati i vari casi di sovrapposizione. Tra di essi, inoltre, quelli ad esempio di riga 043 e di riga 115 costituiscono dei chiari tentativi di rubare la parola all'altro. Quan­to alla estensione poi dei rispettivi interventi, giudichi il lettore.

3. In TI l'intera vicenda comunicativa si dipana sul medesimo argomento (cosa fare stasera) e sulle stesse funzioni di base (proporre, argomentare, obiettare ad una proposta, ecc.). Si ha quindi, in TI, dall'inizio alla fine, una perfetta lineari­tà, coerenza e sistematicità tematica e funzionale.

Un rapido sguardo a TA pone in risalto invece un effetto di "circumnavigazio­ne", in cui la rotta centrale si frange spesso in diramazioni accessorie e collatera­li. E per di più l'intera trattativa si conclude con la decisione di non decidere.

4. Infine i parlanti di TI si esprimono come se fossero degli automi, nel senso che ogni loro enunciazione è perfettamente ed esclusivamente informativa e tra­lascia come non pertinente ogni traccia di interazione emotivo‑affettiva.

Un esempio per tutti: righe 032‑040 Ecco, adesso c'è anche un fatto. Che io, essendo vecchio, ho ho ho ho alcune volte paura, dando del lei, di di di di fare pesare, non so, il fatto che sono vecchio, insomma, e di di di imporre un Lei o per, così, p p p. non dico per darmi delle arie, ma insomma anche per il fatto che sono vecchio. Quindi eee alcune volte proprio devo dire "Oh, guardi,guarda"guardi, anzi diamoci del tu da da da questo momento, perché non vorrei appunto che si pensasse che io. . . " (ride) Lei cosa preferisce?

Concludendo: se, come noi crediamo, i principali scopi per cui viene usata in classe una registrazione sono che lo studente

‑ impari a comprendere nativi che parlano in modo naturale e spontaneo,

‑ abbia l'opportunità di apprendere per via analitico‑razionale e di acquisire per via inconscia la grammatica (nella accezione stessa) della lingua‑bersaglio, ‑ possa entrare a contatto con la cultura (da intendersi in senso antropologico) dei nativi manifestata tramite comportamenti linguistici, allora al lettore la scelta tra un tipo di materiale didattico come TI e un tipo co­me TA, nonché la risposta al quesito annunciato nel titolo.



[1] La registrazione si trova in Buongiorno 2, Klett Verlag.

[2] Pubblicato in Comunicare Meglio, Bonacci Editore, Roma