Andiamo al cinema

Piero Catizone

Ho visto un film, “Luna e l’altra” di Maurizio Nichetti, mi è piaciuto ed essendo succube della ben nota deformazione professionale che affligge gli insegnanti di lingua, ho pensato: “Come posso sfruttare questo film in classe?”.

La domanda non consente una risposta pronta. La semplice visione di un film in classe presenta dei rischi di non poco conto: primo, lo sforzo per seguire il film potrebbe risultare eccessivo per qualche studente e si potrebbe dunque venire a creare una situazione difficile da gestire, con alcuni componenti della classe che più o meno seguono il film, altri che più o meno apertamente danno segni di insofferenza e l’insegnante che sta sulle spine perché non sa che fare; secondo, l’attività potrebbe prestare il fianco a delle critiche del tipo “Non è un’attività didattica … Si può vedere tranquillamente un film a casa invece che in aula…” . Queste difficoltà possono sopravvenire anche quando la classe dichiara la propria volontà di vedere un film.

Consapevole di tutte queste difficoltà ed avendo già sperimentato con alterni risultati la semplice visione di un film, ho pensato che la problematica  che andava più approfondita era la reale volontà degli studenti di vedere il film, in altre parole bisognava trovare degli espedienti che mirassero ad aumentare il desiderio e la curiosità degli studenti a vedere i film, desiderio e curiosità che molte volte scemavano man mano che aumentava la difficoltà nel seguire il film.

Allora ho pensato che se il film l’avessero fatto gli studenti invece che il regista forse l’interesse sarebbe aumentato, se non altro per comparare ciò che loro, gli studenti, avevano creato e il film invece creato dal regista. Certo, potevo affidare agli studenti il compito di ‘fare un film’, ma la cosa mi appariva un pochino velleitaria e non rispondente all’obiettivo che mi ero preposto. E poi volevo che ci fossero dei vincoli alla costruzione della storia del film, vincoli che da una parte avessero la funzione di stimolo per la fantasia e dall’altra costituissero una cornice idonea alla definizione della sfida che li attendeva.

E qui mi è venuta in soccorso la trama del film, o per meglio dire il congegno narrativo del film.

”Luna e l’altra” ha un inizio ambientato all’esterno di una scuola elementare dove sono riuniti  i maestri, il direttore, gli alunni, i genitori e una banda che suona l’inno nazionale. L’occasione è spiegata dal  pomposo tenuto dal direttore discorso: la scuola viene ribattezzata con il nome di Luna Di Capua, il nome cioè di una giovane insegnante della  scuola che ha sacrificato la sua vita per salvare la vita degli altri; viene inoltre scoperto un busto che raffigura la giovane eroina. L’immagine sfuma sul svolto del busto della giovane e parte in flashback la storia. Si vede la maestrina nella sua classe che interroga gli alunni, poi si affaccia un bidello ( Nichetti ) che informa la maestrina che il direttore vuole vederla: la maestrina fa per  pulire la lavagna , ma il bidello si offre lui per pulire la lavagna temendo che la maestrina si sporchi con la polvere di gesso. Si intuisce che il bidello ha un debole per la maestrina. uscito dall’aula il bidello è ripreso dal direttore che gli rimprovera il fatto di pulire soltanto l’aula della maestrina …

Ho fatto vedere alla classe il film fino a questo punto.

La parte di film che hanno visionato ha una lunghezza adeguata sia per potere avere una vaga idea del contenuto sia per non avere una brusca ed antipatica interruzione della storia.

E questo è il momento topico dell’attività. Gli studenti sono  un poco interdetti, si erano accomodati all’idea di assistere ad  un film ed ora mi guardavano con aria interrogativa.  Ho detto loro cosa dovevano fare: utilizzando gli stessi personaggi e lo stesso scenario che avevano appena visto dovevano,in coppie e oralmente, creare una storia, una sceneggiatura. Dovevano praticamente continuare il film utilizzando la loro fantasia. Ho aggiunto che ci sarà un concorso per la migliore  sceneggiatura. A questo punto senza dare loro troppo tempo per preoccuparsi ho fatto rivedere la parte di film vista in precedenza. È importante far rivedere una seconda volta, perché questa volta gli studenti guarderanno con occhi diversi, avendo un compito da svolgere. L’attenzione è immediatamente cresciuta. I loro occhi radiografavano le scene iniziali alla ricerca di elementi utili per la loro storia.

 Bisogna avere cura di formare delle coppie abbiano delle caratteristiche tali da poter lavorare insieme con allegria e attenzione, cioè ad uno studente dotato di buona inventiva e fantasia va affiancato un altro studente più meticoloso e preciso e viceversa, al fine di evitare storie strampalate che fanno perdere presto l’interesse all’attività oppure storie con un eccesso di particolari che non hanno mai fine..

A questo punto conviene lasciare lavorare in pace gli studenti, tenendosi sempre a disposizione per eventuali domande che gli studento possono rivolgere. Il tempo che hanno a disposizione dovrebbe aggirarsi intorno ai venti minuti. Alla fine c’è il concorso: si invitano le coppie a raccontare la storia che hanno inventato e si attribuisce un punteggio (l’insegnante è il giudice unico). Se si riesce a spettacolarizzare il concorso la riuscita dell’attività è garantita: un espediente potrebbe essere quello di far applaudire ciascuna storia e decidere il giudizio a seconda dell’intensità dell’applauso. Oppure ciascuno studente potrebbe avere a disposizione dei numeri da uno a dieci con i quali giudicare ciascuna storia in modo palese o segretamente con dei bigliettini.

È importante che questa fase finale dell’attività mantenga un buon ritmo; a tal fine è bene che ciascuna coppia abbia un tempo definito per raccontare la propria trama.

A questo punto l’attività può considerarsi di per sé conclusa, però l’occasione che si presenta ora di far vedere integralmente tutto il film originale si può sfruttare con un margine di garanzia di successo veramente alto.