Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Chi sono io?

Àgota Hegyi

Non avere paura, caro Lettore, non corri nessun rischio di leggere le noiose lamentele di una profonda crisi di identità. E non Ti parlerò nemmeno dell'affascinante testo scritto e illustrato da Gianni Rodari, il che potrei però fare a maggior ragione visto che si tratta della prima opera letteraria che spesso e ben volentieri uso quando ho la possibilità e - ricordando l'azzeccato titolo di un seminario internazionale - la gioia di lavorare con gruppi di principianti.

Chi sono io? è anche il titolo di un gioco televisivo che ultimamente ha avuto gran successo fra il pubblico ungherese e che - incoraggiata dalle esperienze del corso di formazione - ho adottato a tutti i livelli di insegnamento della lingua italiana in cui ho la fortuna di operare.

Organizzando un gioco conosciuto si ha ovviamente il vantaggio di non doverne spiegare a lungo le regole: si ha l'obbligo di chiarirne solo gli eventuali cambiamenti. Se il gioco invece non è conosciuto, è molto importante che le regole siano non solo molto chiare ma anche facilmente presentabili. Criterio valido anche in questo caso, prima di vederle però, ecco come viene svolto il gioco alla televisione.

AI gioco partecipano due squadre capitanate rispettivamente da una cantante e da un attore popolarissimi che ne sono membri costanti. A loro in ogni trasmissione vengono aggiunti altri due giocatori, sempre personaggi conosciuti, attori, conduttori televisivi, sportivi, allenatori, registi, cantanti, musicisti, giornalisti, dj, vj, ecc. All'inizio del gioco i due membri delle squadre offrono un pegno particolare da "pagare" nel caso di perdita (fare la parte del pezzente e raccogliere elemosina a scopo benefico in un punto di grandissimo traffico della capitale, fare un tuffo in abito da sera da sette metri di altezza nella vasca di una piscina, preparare una grandissima quantità di gulyàs e distribuirlo fra i senzatetto, mettersi in smoking nella piazza principale della città a suonare il violino e pagare 100 fiorini a tutti coloro che sono disposti ad ascoltare ecc.).

Dopo questa premessa davanti ad ogni membro della squadra in successione appare scritta su una tabella, nella maniera che solo i membri dell'altra squadra e - ovviamente - gli spettatori possano vedere, l'iscrizione dell'oggetto, della persona o del concetto con cui il giocatore viene identificato in quella trasmissione. Ogni membro della squadra avversaria ne dà una definizione (Sei snella e romantica. - Ti fai vedere solo nei canali. - II tuo padrone ti dirige con un lungo bastone.) e in base a queste tre definizioni la squadra - dopo una breve consultazione - dovrebbe indovinare chi è il giocatore in questione (la gondola). Se ci riesce, vince due rane di peluche. Se no, ha ancora la possibilità di arrivarci facendo una serie di domande a cui il conduttore del gioco risponderà con un sì oppure con un no. In questo caso però perderà la metà della vincita, invece di due vincerà solo una rana. Alternandosi le due squadre devono in questa maniera scoprire tutte le identità dei giocatori con la possibilità di vincere al massimo sei rane. II gioco sarà vinto dalla squadra che riuscirà a raccoglierne il maggior numero. Rispetto all'originale il gioco realizzato in classe ha subito i seguenti cambiamenti:

Come si vede fra le regole non è stato introdotto nessun criterio "didattico". Da una parte per non "rovinare" il divertimento, dall'altra parte invece perché gli studenti stando comunque in un contesto di apprendimento e dovendo leggere ad alta voce le definizioni, automaticamente badano alla forma linguistica e osservano con molta attenzione le definizioni che gli vengono date. E come del resto non rimangono zitti se hanno qualcosa da ridire sul lavoro linguistico svolto dagli avversari. Come non mancano mai gli apprezzamenti sulle scelte azzeccate e sulle definizioni spiritose.

Prima di introdurre il gioco ho girato mezza Budapest per trovare delle rane di peluche almeno simili a quelle del gioco originale. Non ci sono riuscita. Così ho dovuto per forza imparare a disegnarle:

Sulla lavagna non è che mi riescano sempre così, anzi! II risultato è assai discutibile ma, una volta cominciato mi è impossibile di cambiarlo. Ogni mio tentativo di sostituirle con cioccolatini, caramelle ecc. viene rifiutato dai miei studenti che si divertono ulteriormente a valutare le mie rane.

Caro Lettore, se decidi di provare a giocarlo in classe o anche in compania di amici Ti auguro buon divertimento.